Aqualunae
Aqualunae Forum
Beppe Grillo
Chinaski
Dizionari On-line
Erikeika
Freedom House
Hattrick
Il Pettirosso
Indymedia
Juliette
Morfea
PeaceLink
Reporter Senza Frontiere
RSF Blog
Scatolette confezionate
Scrivana
Scrivo
Stampa Estera
Stampa Italiana
The Love Box
Wikipedia
Yzma
visitato *loading* volte
Ho letto un bellissimo libro, si intitola "La strada", di Corman McCarthy, mi ha ispirato la poesia che ho scritto al seguito; devo dire che mi è successo raramente di trovare un spunto del genere grazie ad un'opera letteraria, di solito i versi li raccimolo frugando nel mio animo, non fra le pagine degli altri...è una sensazione strana. Comunque, eccoli qui:
Abituarsi alla propria pelle,
non perdersi nelle macchie d'ombra
di questo corpo e percorrerlo
fino infondo alle sue solitudini,
non è cosa da poco.
Scoprirsi desolato
nel vuoto di queste stanze
è folle, quando sono sicuro
di averlo sempre cercato,
come la drammatica, indispensabile fine.
Su questa strada senza Dio
sono il suo profeta
e per grazia
so tradirmi.
Sei verde,
Ti muovi
come un riflesso
danzi e scivoli
Sulle curve della sera
ove si va insieme
tintinnando
Bacio il tuo respiro
e ti prendo fra i denti
fragili
Ti strappo
il solito nuovo
morto motivo
Mentre
attraverso la bottiglia
tutto
Si perde.
Se lascio le parole
a maturare,
fra la mia testa
e i giorni di dicembre
A gennaio
avrò una vendemmia
di gelo
E potrò distillare
ottimi, inutili
consigli.
Non ci sono orme
prima dei miei passi,
non c’è una linea
che si spinga leggera
verso un’idea di futuro.
L’orizzonte
è una catena di eventi
che non voglio prevedere.
Le foglie tremano
sull'onda della sera che arriva
e i rami sembrano seguire
i moti del tempo solenne
Mentre sul viale
scende leggero il vento,
una nube di presagi
zittisce il paese
Lei si impone piano,
con l'ombra che avanza,
nell'animo che infine
è concesso al silenzio.
Sono stato in Egitto, ho visitato diversi siti archeologici, fra cui il complesso di Karnak, di cui la foto sopra. Devo dire che non mi sono mai sentito tanto piccolo, questi resti dell'antica civiltà egizia sono talmente imponenti da schiacciare ogni egocentrismo. Eppure il senso più profondo di inferiorità l'ho provato in un altro momento, prima di lasciare il posto: come tutti i turisti, ho fatto sette giri intorno alla statua di un perplesso scarabeo, che dicono avveri i desideri di chi compie questo strano rito circolare. Dopo essermi prestato alla cosa ho capito che piccolo essere in mano al caso sono... sigh.
Questo libro ce l’ho sul comodino da ormai un anno, l’ho letto e riletto, perché è fatto di piccole perle preziose, di ironia sottile, di confidenze a mezza voce che spesso mi va di ritrovare, specie quando non ho un collegamento alla rete a disposizione e non posso accedere al sito internet dell’autrice, Alessandra D’Agostino, per i blogger Scrivana, che, in effetti, è perfettamente in armonia con l’opera. Ho preso il libro dopo aver conosciuto l’Ale in rete, ero curioso di vedere come fosse riuscita a mettere insieme in un testo coerente quelle mille frasi a effetto che sulle pagine on-line esprimono il suo mondo e la sua anima sensualmente caotica. Ho trovato su carta solo conferme: questa ragazza ha stile, ha fatto propria una lingua e l’ha adattata alle sue esigenze espressive, ha trovato un ritmo, una struttura narrativa ed un modo di comporre la pagina che ti rimangono in testa, influenzano persino. Si, per chiunque si diletti con la scrittura c’è molto da imparare in Scrivana, soprattutto in fatto di semplicità ed efficacia sintattica.
Per trovare questo suo volume ho fatto molta fatica, sono dovuto andare appositamente a Bologna, in una libreria che distribuisce questa piccola casa editrice, la Untitled, e cercare di farmi capire da un ragazzo che, evidentemente, fa il libraio per caso. Se non altro vicino a questo negozio c’è un ristorante sudamericano ospitale, che è aperto anche durante la mattinata e offre la possibilità di gustarsi un’ottima Sangria sul porticato fuori; mi sono seduto col libro di Scrivana e non mi sono alzato prima di averlo finito. L’opera è fresca, piacevole, ricca di dialoghi deliranti che fanno sorridere e allo stesso tempo stupiscono per genuinità. Si chiama “Voice Recorder” e in effetti, per certi versi, sembra lo sbobinamento di una sorta di annotazioni orali. In realtà io credo che il titolo si riferisca più allo stile di Alessandra, a uno strumento che lei è riuscita ad inventarsi per registrare con le parole la sua personalità, la sua vera “voce”, se così si può dire…
Un’ottima opera prima insomma e, soprattutto, qualcosa di nuovo nel panorama della scrittura esordiente italiana.
Ultimamente me ne vado in giro alla ricerca di oasi di pace, questa l'unica possibile accezione del termine "vacanza" per quanto mi riguarda. Ecco una foto di un laghetto in Garfagnana, (Toscana), vicino ad Agliano, spero che vi trasmetta, anche così, parte della piacevole sensazione che ha donato a me...
Stamattina guidavo con una certa musica in testa, non capivo di che canzone si trattasse o chi ne fosse l'autore, ma mi piaceva un sacco. Non ho acceso la radio per paura di perderla, ho fatto tutto il tragitto per arrivare in ufficio pronunciando parole senza senso, (di quelle che sembrano appartenere ad una lingua straniera ma non si capisce a quale di preciso), sopra a quel ritmo che faceva danzare i miei neuroni e vibrare positivamente le corde del mio umore.
Ho pensato che probabilmente tanti anni fa, in una mattina del genere, John Lennon si è alzato e ha scritto "Imagine" sedendosi al suo pianoforte, così, mettendo su uno spartito un motivo che gli attraversava la mente.
- E io, che a fatica strimpello la chitarra, ora che ci combino con questa musica? - ho pensato.
Non credevo che potesse durare ancora molto in quella forma eterea, eco quasi mistico, prima o poi le mie orecchie sarebbero state invase da qualche altra influenza sonora e mi avrebbero fatto perdere quella sorta di trance armonica.
Sono arrivato in ufficio e mi sono seduto con fare circospetto, attento a possibili fonti di rumore che inquinassero il mio stato di grazia. Non ho salutato nessuno, ho lasciato spento il pc, mi sono abbandonato sullo schienale della sedia e ho chiuso gli occhi, volevo solo godermi la mia colonna sonora.
Qualche minuto dopo ho sollevato le palpebre e sono rimasto muto, ad osservare intorno a me qualcosa di incredibile: cinque orchestrali neri dai capelli brizzolati, vestiti completamente di bianco, con viole, violini e violoncelli, seduti su degli improbabili sgabelli a forma di note musicali, mi scrutavano, come in attesa.
- Allora, ti decidi a cantare così scriviamo questo pezzo? - ha detto uno di questi, con impazienza.
- Ma chi siete? Che ci fate qui? - ho chiesto stupito.
- Non ti preoccupare di questo, siamo qui perchè sappiamo che hai in testa una melodia di incredibile bellezza e abbiamo il compito di trascriverla affinché non vada persa nel nulla. - ha aggiunto un altro dei musicisti.
- Ma cosa dite? E come lo sapete poi? - ho chiesto perplesso.
- Certe cose si vengono a sapere su da noi, ci ha mandato Lui in persona. Ora hai capito? - mi fa un altro di loro, mostrandomi due piccole alucce sulla schiena.
- Lui? Ma io non sono neanche religioso! - ho ribadito ridendo, un po' per lo stupore, un po' perchè la scena aveva qualcosa di irresistibilmente comico per me.
- Non importa ora, conta solo che tu canti! Dai, inizia, noi ti veniamo dietro. - ha aggiunto il quarto orchestrale.
- Ok, un'altra domanda prima: è così che è andata per "Imagine"? - ho chiesto.
- Certo! Cosa credi che uno si svegli alla mattina con in testa una melodia del genere per caso? E' Lui che ve le manda certe canzoni... - ha precisato il quinto, con tono rassicurante.
Ho quindi iniziato a canticchiare la mia melodia, felice che non sarebbe finita nel nulla e che, anzi, avrebbe riscosso un successo strepitoso e mi avrebbe reso famoso. I cinque uomini neri mi accompagnavano con i loro strumenti e davanti a loro erano comparsi intanto degli spartiti, che andavano riempiendosi di note da soli, come se registrassero quanto gli orchestrali stavano suonando. Finito di canticchiare il motivo, i cinque si sono fermati e hanno applaudito, soddisfatti della performance. Si sono quindi alzati in piedi e mi hanno stretto uno per uno la mano.
- Bravo! Te la ricordavi ancora tutta e sei anche intonato. Siamo arrivati in tempo, molto bene! - ha detto il primo orchestrale.
- Ok, sono molto felice. E ora come si procede? - ho chiesto curioso e trepidante.
- Siamo a posto così, ora riportiamo la musica a Lui, che la userà per ispirare la persona giusta. - mi ha risposto.
- E io? - ho chiesto spiazzato.
- Tu non sei un musicista, la melodia era capitata a te per errore!
- Ma potrei diventarlo un cantante! Con un pezzo del genere avrebbe successo chiunque...
- Cantanti si nasce, è un destino. - mi ha risposto serio il secondo musicista.
- Mi sa che non conoscete bene l'industria musicale di questo pianeta... - ho commentato ironico.
- Il tuo destino è un altro comunque, ti basti sapere questo.
- Qualche dettaglio rassicurante in più?
- Avrai la tua ispirazione, dovrai solo saperla cogliere, non possiamo aggiungere altro. Ora dobbiamo andare, grazie ragazzo. - mi ha salutato lui e poi e scomparso assieme agli altri quattro e a tutti gli strumenti e gli spartiti.
Io non ho ancora capito qual'è la mia ispirazione, ma intanto scrivo, non si sa mai...
Oggi camminavo per una via del centro cittadino di Modena, andavo piuttosto di fretta per un impegno di lavoro, nonostante ciò mi sono soffermato ad osservare un signore anziano, alto quasi un metro e novanta, che portava a spasso il suo cagnetto, un piccolo bastardino marron, che al cospetto del gigantesco padrone sembrava ancor più piccino. Questa anomala coppia mi faceva molta tenerezza, i due dovevano attraversare la strada e poco prima si erano guardati negli occhi, dall’alto al basso e viceversa, come per raccomandarsi prudenza.
Sul lato opposto della via c’erano dei lavori di manutenzione stradale, tre operai in tuta arancione si davano da fare con dei macchinari e degli attrezzi, spaccavano e piallavano mucchi di nero catrame vicino al marciapiede, creando un frastuono piuttosto fastidioso. La superficie stradale attigua a questo piccolo cantiere era ricoperta da un centimetro d’acqua che scorreva da un tombino all’altro.
Il vecchio ed il cane si erano decisi ad attraversare, a passo insicuro avevano percorso quasi tutta la distanza da un marciapiede all’altro, esitando infine davanti all’acqua. Il vecchio quindi si era piegato verso terra, con uno sforzo evidente aveva preso il cagnetto fra le braccia e tentava ora di proseguire, tutto ingobbito su sé stesso nell’atteggiamento di proteggere la bestiola, mettendo avanti passi precari, un po’ a sinistra e un po’ a destra, come a cercare i punti in cui poteva bagnarsi meno le scarpe. Il cane guardava verso il basso tutto preoccupato, probabilmente avrebbe preferito inumidirsi le zampine che non accompagnare il padrone in quello strano movimento oscillatorio, sospeso a più di un metro da terra.
Uno degli operai, accortosi del vecchio, gli intimava di fare il giro intorno all’area, urlava in modo poco gentile e sembrava spazientito, ma l’altro non lo sentiva per nulla, un po’ per il chiasso causato dai lavori, un po’ perché evidentemente non aveva più un udito perfetto: continuava nella sua danza di attraversamento col cagnetto. L’operaio continuava ad urlare e a gesticolare sempre più irruentemente, si erano uniti a lui due passanti, che avevano notato la situazione e provavano a sostenere i proclami dell’uomo, senza miglior esito. Una donna di mezza età, che camminava sul marciapiede verso cui era diretto il vecchio, capito il problema e sentendosi in posizione più favorevole per essere scorta, si era aggregata ai segnalatori e agitava le mani, senza risultati positivi però. In meno di un minuto intorno al vecchio si erano radunate una decine di persone che, da ogni direzione, cercavano di farsi sentire o vedere per avvisarlo di non proseguire. Nessuno però si prendeva il fastidio di avvicinarsi all’anziano e guidarlo fuori dall’inghippo: gli operai avevano indiscutibilmente troppo da fare per sospendere le loro attività, per i passanti, invece, sporcarsi l’orlo dei pantaloni doveva essere un rischio sufficiente a bloccarli.
Il cagnetto si guardava intorno incuriosito da quella insolita alta prospettiva, ogni tanto scrutava con aria ansiosa verso terra o verso la gente.
Il vecchio finalmente raggiunge il marciapiede, con un altro sforzo si piega verso terra e posa delicatamente il cane sulle sue zampine. Facendogli una carezza si rialza e si rende conto di tutta la gente che lo sta osservando. Sorride a tutti sereno e prosegue la sua passeggiata. La persone intorno si guardano fra loro per un attimo, negli ultimi secondi dell’insolita traversata si sono tutti ammutoliti, trasformati in un pubblico di spettatori in attesa di qualcosa. Ma non è avvenuto nulla. Negli occhi di tutti c’è quasi una sorta di spaesamento, di delusione.
Ognuno prosegue per la sua strada velocemente, con aria molto impegnata.
citazioni
dies
film
libertÃ
libri
mostre
musica
photo
poesia
racconti
rassegne
recensioni
religione
ripensamenti
scuola
versi
viaggi